INGHILTERRA   1969

IL  PRIMO  VIAGGIO


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< A darmi la spinta verso il mondo è stato l'amico Carlo. Abitava sotto e dopo cena veniva su. Seduti sul divano per ore fantasticavamo di fanciulle e viaggi. Erano i tempi dei Beatles. Londra era il suo chiodo fisso, sosteneva che potevamo raggiungerla in macchina, lui aveva la patente. La cosa mi attirava tantissimo, ma mi sembrava un'impresa impossibile. E invece una mattina di settembre siamo partiti a bordo della 500, allo sbaraglio. >

(Ma questo l’ho già scritto nell’INTRO! Andiamo avanti >>>)

La macchinetta era stipata fino all'inverosimile: dietro gli zaini e le giacche, la tenda e il fornelletto, il barattolo di pesto preparato dalla nonna e le trenette. Per forza! Chi si era avventurato oltralpe raccontava di bistecche alla marmellata e altre mostruosità culinarie.




VADUZ

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Via verso nord! Carlo alla guida e io attento alle linee rosse sulla carta stradale. Prima tappa VADUZ, capitale del Liechtenstein, staterello impronunciabile e quindi misterioso.
Ci aspettano tre paesetti tirati a lucido ai piedi delle solite Alpi, niente di misterioso a parte il caveau delle banche. Troviamo un campeggio in una pineta. Proviamo a montare la tenda, non l'abbiamo mai fatto, la tiriamo su alla bell'e meglio, piantiamo qualche picchetto. Che fatica! Alla fine è floscia però bene o male sta su. Nella notte scoppia il temporale, tuoni, bagliori, pioggia battente sul telo. Siamo accucciati lì sotto, ci verrebbe voglia di allungare le mani e puntellare il soffitto. "Ci pensi a cosa direbbe mia nonna se fosse qui? " balbetta Carlo prima di prendere sonno. Al mattino il brusco risveglio in mezzo a quella natura scomoda. La pioggia è cessata. Sgusciamo fuori dalla tenda irrimediabilmente afflosciata e siamo in un pantano. Che disastro! Per colazione succhiamo un tubetto di latte condensato. Accatastiamo i picchetti che il vento ha già provveduto a sradicare, appallottoliamo la tenda fangosa e zuppa e infiliamo quel fagotto ingombrante nel buco più profondo del "bagagliaio". Carlo mette in moto. Si va. Due severi vecchietti ci gridano "Gas pestiferous!" in direzione dello scappamento. Saluti! La tenda può ammuffire lì dietro, basta campeggi!

HEIDELBERG

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Bovero (un viaggiatore più vecchio di noi che l'anno prima in 500 aveva attraversato l'Unione Sovietica fino a Mosca e Leningrado) ci aveva rivelato l'esistenza degli YOUTH HOSTEL / Ostelli della Gioventù, dove gli autostoppisti di mezza Europa trovavano rifugio e passavano la notte in camerate con i letti a castello, spendendo quattro soldi.
Nella seconda giornata in macchina io e Carlo percorriamo a tutta birra le autostrade tedesche, su e giù per i dossi della Baviera. Alla fine giungiamo a HEIDELBERG, simpatica città di case a graticcio all'ombra di un castellone. Memori delle parole del mitico Bovero, cerchiamo un ostello da qualche parte. Chiedendo in giro, non so a chi e in quale lingua, riusciamo a scovarlo.
Entriamo e... meraviglia! davanti ai miei occhi appare una scala luminosa e dalla scala scendono sciami di bellissime fanciulle nordiche °°°°° una visione paradisiaca che ancora riverbera nella mia mente stanca. Portiamo gli zaini in camerata, ahimè, in mezzo a tanti maschietti biondi.
Alla sera tiriamo fuori fornelletto e pentola per cuocere le trenette col pesto. Ci sistemiamo sul prato lì davanti. Due ragazze tedesche si avvicinano al fuoco (attratte dal profumo di basilico o dai capelli fluenti di Carlo?) e accettano l'invito a cena. Sulla pasta versiamo l'intero barattolo di pesto con l'ingenua speranza che quella pozione verde da Capitan Trinchetto sia afrodisiaca. Poteva andare meglio: la trenetta non è al dente.

E così anche fornelletto e pentola vanno in castigo nelle segrete del "bagagliaio" insieme alla tenda. D'ora in avanti a tavola puntiamo tutto sulla Kotelett mit Paprika (con marmellata?) cucinata dallo chef del ristorante!


AMSTERDAM

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Ragazzi, era il 1969, non so se mi spiego! A luglio lo sbarco sulla Luna, ad agosto il leggendario concerto di Woodstock, a settembre noi scopriamo AMSTERDAM, la città più hippy d'Europa.
Ci sistemiamo nello Youth Hostel, atmosfera internazionale, punto d'incontro per i giovani di ogni parte del mondo. Si affaccia su un canale. (In questo ostello ci sono ritornato qualche anno fa, ricordavo ancora il lunghissimo nome della via: Kloveniersburgwal. L'arredo minimal è sempre quello ma non c'è la vita di un tempo.)
Bighellonando tra un canale e l'altro, approdiamo nella grande Piazza Dam, il cuore della città. Spettacolo impressionante: è gremita di capelloni e ragazze in minigonna seduti sul selciato. Sembra un sit-in di protesta contro la guerra del Vietnam. La colonna sonora potrebbe essere Bob Dylan o "Lucy in the Sky" dei Beatles°°° Si ritrovano tutti qui per via del libero spinello, è il paese del Bengodi. Uno su tre parla italiano. "Non facciamoci riconoscere per quelli che siamo!" esclama Carlo con tono snob, imitando Alberto Sordi in "Fumo di Londra". E tiriamo dritto.


LONDRA

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LONDON, finalmente!
Dopo il traghetto e le bianche scogliere il nostro bolide 500 cc sfreccia nelle strade del centro tra le Bentley e i doppi bus rossi che fanno pendant con le cabine telefoniche.
Al momento non abbiamo nelle mani la mappa di Londra. Holland Walk in Holland Park è l’indirizzo dello Youth Hostel. E' nei pressi di Holland House. Per non farci mancare niente, da Holland Park partono due lunghissime vie, Holland Park Avenue e Holland Park Road. Carlo ha un bell'urlare: "No Holland Avenue!!! No Holland Road!!! It's Holland House in Holland Park!!!" a tutti i passanti dal finestrino... Che confusione! Nessuno sa darci un'informazione precisa. E intanto si fa buio.

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Si accosta un ragazzo su una Simca 1000 targata PT (è un sudista di Potenza?). Scende e ci parla con accento toscano (no, è un nordista di Pistoia). Si chiama Franco, dice che ha affittato con altri studenti un appartamento in centro, non ha posti letto liberi, se vogliamo dormire sul pavimento ci ospita per una notte o due. Accettiamo di buon grado e lo seguiamo fino a una traversa di Piccadilly Circus. Posteggiamo lungo il marciapiede. La casa è vecchissima e cadente. Stendiamo sul pavimento di legno i sacchi a pelo “a pois", souvenir imbrattati del campeggio di Vaduz. Dentro questi preservativi impermeabili il clima è caldo-umido tropicale. Ogniqualvolta a Piccadilly Circus passa un bus, vibrano gli assi del pavimento, vibrano i vetri delle finestre e (così ci pare) vibra tutta la stanza, con un "effetto idromassaggio" che ci fa godere il meritato riposo. Ci svegliamo sudati marci. Franco telefona in giro per cercare una famiglia che offra bed and breakfast. Troviamo posto dai ROGER. Ciao, Franco, Grazie! Gli regaliamo due stecche, è stato un amico prezioso.

I Roger abitano in una strada di periferia, una fila di casette tutte uguali a due piani, con scaletta esterna e ingresso indipendente. Dentro l'arredamento è antiquato, comò seggiole e specchi della Belle Epoque, e la moquette dappertutto, anche nel cesso, maculata, colore indefinito, opera del calpestìo e delle incontinenze di generazioni di ospiti. E quella puzza di stantìo ti prende il naso e non lo lascia più, neanche quando te ne dimentichi per legittimo istinto di conservazione °°°

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La signora Roger gira per la casa in ciabatte con una vestaglietta a fiori sbiadita, è facile vederla spignattare con i bigodini in testa. E' una donnetta scialba di mezza età, forse libidinosa all'età dell'oro se vogliamo lavorare di fantasia. "You are John Lennon!" dice sorridendo serafica a Carlo, che ha occhialini e lunghi capelli castano chiaro. E ripete la filastrocca di tanto in tanto. Si sarà innamorata?
Le specialità che ci cucina per cena sono mollicce e sanno di tutto meno che di fresco e genuino. E a colazione non mancano mai le uova con salsiccia e bacon carbonizzati a dovere. Per fortuna siamo affamati e abbiamo un fegato a prova di breakfast. I piatti la signora Roger li lava a mano e per ultimo li tuffa in una vaschetta con la schiuma del detersivo, per disinfettarli. E così insaponati li ripone nello scolatoio. Una tecnica ecologica piuttosto diffusa, pare.

(Qualche anno dopo faremo un viaggio in GB da cani sciolti, io in Scozia, Carlo a Londra. E dove ci incroceremo per sbaglio? Dai Roger naturalmente! Il caso? No, il fascino irresistibile della moquette.)

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Durante il giorno noi due bighelloniamo per le vie del centro. Sotto quelle statuone nere e quelle architetture tronfie e spinose mi sento piccino piccino.
Però a Carlo i monumenti non bastano di sicuro. Lui vuole andare in giro nella Londra autentica a spendere e spandere. E così finiamo (immancabile) in Carnaby Street, dove io acquisto una banale maglietta con la scritta BEAT e lui entra in tutti i negozietti e compra di tutto.
E quando arriva il weekend, prendiamo l'underground e raggiungiamo Portobello per il mercato dell'usato. Carlo ha in testa il pugnale kukri dei Gurkha nepalesi. Non lo trova sui banchetti. Un venditore gli dà il biglietto da visita di Ravi, un antiquario indiano. Andiamo a quell'indirizzo. Ravi ci accoglie con un sorriso bianchissimo. La casa è impregnata di sandalo e stracolma di ninnoli, elefanti e Buddha e Kalì cento braccia, sembra la reggia di un marajà. Ci accomodiamo sul sofà. Ravi mostra al mio amico 4 o 5 pugnali. Ci offre il tè allo zenzero. Contrattano amabilmente. Dopo un'ora Carlo si decide e sceglie il kukri dei suoi sogni, è soddisfatto.
Alla fine della giornata (sono passate più di due settimane dalla partenza) ci ritroviamo senza una sterlina in tasca, come due clochard. A me sono rimaste poche lire, quel tanto che basta per ritornare in Italia in tutta fretta.


GENOVA    VIA  PARIGI


< TOP SECRET >        Al momento della nostra partenza, la nonna di Carlo si era affacciata sull'uscio di casa e quatta quatta mi aveva affidato il suo malloppo, fasciato in un ritaglio di giornale: "Piggia ste palanche, Giorgiu, ti che t'ê bun sensu, scundile da quarche parte, nu se sa mai..."       < TOP SECRET >


Perciò a Londra io (l'infame) ho indosso il gruzzoletto di nonna per le emergenze, infilato sotto qualche ascella, ma non sono disposto a rivelarlo al mio amico prima di essere ridotto all'accattonaggio con il berretto in mano. Ergo: "... sono rimaste poche lire, quel tanto che basta per ritornare in Italia in tutta fretta" cioè nell'arco di due giorni.

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E a questo punto pensate che tracciamo una linea sulla carta e raggiungiamo Genova per la via più diretta? Neanche per idea, non vogliamo privarci in extremis di un minimo di turismo MORDI (poco per mancanza di fondi pro alimenti) E FUGGI.

La prima tappa è PARIS. Arriviamo alla sera, alle spalle il traghetto e tanta strada, e finiamo in periferia, in un ostello di serie C sporco e malandato. Si dorme in un'enorme camerata con i soliti letti a castello, questa volta a 3 piani. A me spetta la branda più in alto, mi arrampico su per due scalette finché non do una zuccata contro il soffitto concavo. Lassù ho le vertigini, se precipito durante il sonno finisco all'ospedale.
Al risveglio, petit dejeuner. Ci accostiamo alla distribuzione e un gorilla ci presenta una scodella di orzo e latte, sul bordo noto le tracce della pellicina bianco-sporco, reperto di un'antica colazione. Ci spetta pure un trancio di baguette. Su un tavolaccio si alternano un pezzetto di margarina e un cucchiaino di marmellata. Sto per servirmi ma il gorilla alla seconda mi ferma: alt, una a scelta, o la margarina o la marmellata!

Senza veder nulla di Parigi, verso le 9 di mattina partiamo, direzione sud-est. Percorriamo solo qualche tratto di autoroute, la Francia non è dotata di un reticolo di autostrade ben collegate come la Germania Ovest e l'Italia. Passiamo dalla diletta SVIZZERA, per noi è un obbligo, ma dobbiamo rinunciare a sigarette e cioccolato, i soldi (intendo i soldi alla luce del sole) bastano appena per la benzina. Continuiamo a viaggiare per tutta la notte, una tirata pazzesca, sempre con Carlo alla guida. Alle 6 di mattina siamo a Chiasso. Rimaniamo bloccati in coda alla dogana e intanto albeggia. Infine la Padana e l'amata Liguria. Stop davanti a casa alle 9.

< E siamo tornati sani e salvi, con gran sollievo di mamme e nonne > (soddisfatte e rimborsate). $

(di questo viaggio mancano le foto originali)